Titolo: The Golden Age
Artista: Woodkid
Anno di pubblicazione: 2013
Nazionalità: Francia
Quattordici brani pop accompagnati da archi e pianoforte. Più, a seconda dei casi, fiati, percussioni, insomma tutto quello che serve per potergli arrangiamenti come "orchestrali" (termine che non volevo usare ma non mi viene in mente altro). Evviva Evviva, direbbe qualcuno. Io dico solo che il tutto sa di colonna sonora (non per nulla Yoann Lemoine viene dalla regia di video musicali) di un film ambientato ad inizio '900, probabilmente un storia di mare (appunto, essendo molto cinematografico può suggerire molto all'ascoltatore). Bene, questi i punti positivi. Di negativo? L'attitudine indie che ultimamente non riesco a mandare giù, il risultare volutamente vintage in maniera troppo manifesta (come se ogni brano dicesse "ehi, ascolta, sono uscito nel 2013 e si sente, ma sono costruito come un pezzo pop vecchio di mezzo secolo") e gli arrangiamenti troppo "eccessivi" per i miei gusti. Se non fosse una parola troppo pesante, lo definirei persino "pomposo". Ah, il gioco postmoderno di aggiornare ai nostri tempi cose vecchie sapendo che sono vecchie e quindi facendo notare il tutto descrivendole in maniera assolutamente contemporanea (sì, è una spiegazione contorta che potrebbe benissimo essere fatta meglio e con meno parole, ma non mi interessa). Onestamente, è un atteggiamento che mi ha un po' stancato. Anche più di un po'. Per fortuna i pezzi buoni ci sono (Stabat Mater e Run Boy Run, per citarne solo due).
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
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domenica 20 luglio 2014
domenica 19 gennaio 2014
Marduk - Heaven Shall Burn... When We Are Gathered
Titolo: Heaven Shall Burn... When We Are Gathered
Artista: Marduk
Anno di pubblicazione: 1996
Nazionalità: Svezia
La quintessenza del black metal. Chitarre tanto veloci che a stento si riesce a seguire quell'accenno di melodia che viene suonata, batteria massacrante, basso pressoché inudibile e scream di quelli che fanno gelare il sangue nelle vene. Il tutto condito da testi pieni di riferimenti a messe nere, satanismo e tutto l'armamentario black condensato in poco più di una mezz'ora (e meno male, aggiungo io). In apertura a Glorification of the Black God (un titolo che è tutto un programma) si cita pure la Notte sul Monte Calvo di Musorgskij, che si potrebbe cercare di più?
Non sarà al livello di Those of the Unlight o Opus Nocturne ma rimane nettamente più valido di quella schifezza di Panzer Division Marduk.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Marduk
Anno di pubblicazione: 1996
Nazionalità: Svezia
La quintessenza del black metal. Chitarre tanto veloci che a stento si riesce a seguire quell'accenno di melodia che viene suonata, batteria massacrante, basso pressoché inudibile e scream di quelli che fanno gelare il sangue nelle vene. Il tutto condito da testi pieni di riferimenti a messe nere, satanismo e tutto l'armamentario black condensato in poco più di una mezz'ora (e meno male, aggiungo io). In apertura a Glorification of the Black God (un titolo che è tutto un programma) si cita pure la Notte sul Monte Calvo di Musorgskij, che si potrebbe cercare di più?
Non sarà al livello di Those of the Unlight o Opus Nocturne ma rimane nettamente più valido di quella schifezza di Panzer Division Marduk.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
sabato 29 dicembre 2012
Skrew - Burning in Water, Drowning in Flame
Titolo: Burning in Water, Drowning in Flame
Artista: Skrew
Anno di pubblicazione: 1992
Nazionalità: Texas, USA
Industrial metal di quello pesante. I due gruppi che mi verrebbe immediatamente da citare sono Godflesh e Ministry. L'unico problema è che mentre Streetcleaner e The Land of Rape and Honey sono due dei migliori album industrial di sempre, questo non è minimamente al loro livello. Per quanto Burning in Water, Drowning in Flame sia un disco carico di cattiveria, violenza e simili amenità (vedi Charlemagne) non riesce a scrollarsi di dosso una sensazione di falso da fare accapponare la pelle. Sarà colpa della miscela di industrial, metal e hip hop di Poisonous o dei ritmi da discoteca di Prey Flesh. Intendiamoci, cose del genere non è che non mi piacciano a priori, il problema è che in questo disco sembrano messe lì a caso per non si capisce bene quale motivo. Ciononostante, se si vogliono ascoltare dei bei brani c'è l'ottima title-track con la sua drum-machine tanto cadenzata, metallica e asettica da farmi venire in mente subito i Cop Shoot Cop (e Ask Questions Later è uno dei miei dischi preferiti) e la dinamica Indestructible che oltre ad essere una delle tracce migliori è anche una delle più ballabili. In realtà gli elementi buoni ci sono (la voce non è tra quelli, purtroppo, ma se Jourgensen riesce a cantare nei Ministry questa non è una scusante) il problema è che non sono sfruttati granché bene, a mio parere. Ah, e per chi lo desiderasse c'è pure una cover di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Anche quella non è male.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Skrew
Anno di pubblicazione: 1992
Nazionalità: Texas, USA
Industrial metal di quello pesante. I due gruppi che mi verrebbe immediatamente da citare sono Godflesh e Ministry. L'unico problema è che mentre Streetcleaner e The Land of Rape and Honey sono due dei migliori album industrial di sempre, questo non è minimamente al loro livello. Per quanto Burning in Water, Drowning in Flame sia un disco carico di cattiveria, violenza e simili amenità (vedi Charlemagne) non riesce a scrollarsi di dosso una sensazione di falso da fare accapponare la pelle. Sarà colpa della miscela di industrial, metal e hip hop di Poisonous o dei ritmi da discoteca di Prey Flesh. Intendiamoci, cose del genere non è che non mi piacciano a priori, il problema è che in questo disco sembrano messe lì a caso per non si capisce bene quale motivo. Ciononostante, se si vogliono ascoltare dei bei brani c'è l'ottima title-track con la sua drum-machine tanto cadenzata, metallica e asettica da farmi venire in mente subito i Cop Shoot Cop (e Ask Questions Later è uno dei miei dischi preferiti) e la dinamica Indestructible che oltre ad essere una delle tracce migliori è anche una delle più ballabili. In realtà gli elementi buoni ci sono (la voce non è tra quelli, purtroppo, ma se Jourgensen riesce a cantare nei Ministry questa non è una scusante) il problema è che non sono sfruttati granché bene, a mio parere. Ah, e per chi lo desiderasse c'è pure una cover di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Anche quella non è male.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
martedì 18 dicembre 2012
Dum Dum Girls - Only in Dreams
Titolo: Only in Dreams
Artista: Dum Dum Girls
Anno di pubblicazione: 2011
Nazionalità: California, USA
Avevo fatto partire questo disco credendo di trovarmi di fronte a un album firmato Sun City Girls (uno di quei gruppi che conosco solo per nome e in cui ripongo molte aspettative). Quando è partita Bedroom Eyes ho capito il mio errore ma ho proseguito nell'ascolto. Dopo trentacinque minuti posso dire che, per quanto Bedroom Eyes possa sembrare il tipico brano poppeggiante senza molto da dire, Only in Dreams è un buon disco pop, che può vantarsi della bella voce di Dee Dee e di distorsioni e feedback chitarristici tali da creare un muro sonoro indistinto da manuale di shoegaze. Senza raggiungere la bellezza di dischi come Nowhere dei Ride, ma è anche vero che non sono più gli anni '90.
Dimenticanza a cui occorre porre rimedio: Hold Your Hand mi ricordava Sunday Morning ad un primo ascolto. In realtà non è vero. Credo somigli di più a Lady Godiva's Operation. Sempre di Velvet Underground si parla. Vabbeh, scusate la parentesi e saluti.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Dum Dum Girls
Anno di pubblicazione: 2011
Nazionalità: California, USA
Avevo fatto partire questo disco credendo di trovarmi di fronte a un album firmato Sun City Girls (uno di quei gruppi che conosco solo per nome e in cui ripongo molte aspettative). Quando è partita Bedroom Eyes ho capito il mio errore ma ho proseguito nell'ascolto. Dopo trentacinque minuti posso dire che, per quanto Bedroom Eyes possa sembrare il tipico brano poppeggiante senza molto da dire, Only in Dreams è un buon disco pop, che può vantarsi della bella voce di Dee Dee e di distorsioni e feedback chitarristici tali da creare un muro sonoro indistinto da manuale di shoegaze. Senza raggiungere la bellezza di dischi come Nowhere dei Ride, ma è anche vero che non sono più gli anni '90.
Dimenticanza a cui occorre porre rimedio: Hold Your Hand mi ricordava Sunday Morning ad un primo ascolto. In realtà non è vero. Credo somigli di più a Lady Godiva's Operation. Sempre di Velvet Underground si parla. Vabbeh, scusate la parentesi e saluti.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
sabato 3 novembre 2012
Klaus Nomi - Klaus Nomi
Titolo: Klaus Nomi
Artista: Klaus Nomi
Anno di pubblicazione: 1982
Nazionalità: Germania
Prendete i Queen più da cabaret. Al posto di chitarra, basso e batteria mettete un sintetizzatore e una drum machine. Rendete la voce di Freddie Mercury più operistica che da vaudeville. A quel punto infilateci anche un po' di Wagner che non fa mai male. Ecco Klaus Nomi. A me non piace, magari a qualcuno che apprezza di più la new wave potrà interessare. Se piacesse, potrebbe interessare anche On the Way to the Peak of Normal di Holger Czukay (stesso anno).
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Klaus Nomi
Anno di pubblicazione: 1982
Nazionalità: Germania
Prendete i Queen più da cabaret. Al posto di chitarra, basso e batteria mettete un sintetizzatore e una drum machine. Rendete la voce di Freddie Mercury più operistica che da vaudeville. A quel punto infilateci anche un po' di Wagner che non fa mai male. Ecco Klaus Nomi. A me non piace, magari a qualcuno che apprezza di più la new wave potrà interessare. Se piacesse, potrebbe interessare anche On the Way to the Peak of Normal di Holger Czukay (stesso anno).
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
venerdì 5 ottobre 2012
The Smiths - The Queen Is Dead
Titolo: The Queen Is Dead
Artista: The Smiths
Anno di pubblicazione: 1986
Nazionalità: UK
Per questo disco ho letto catalogazioni di ogni tipo. Per quel che mi riguarda,dico semplicemente che ha un'atmosfera malinconica di quelle perfette per ragazzi sui diciassette/vent'anni, un cantato molto intonato e gradevole ma che in fin dei conti non mi ha entusiasmato e una sezione strumentale abbastanza carina. Insomma, siamo più o meno ai livelli dei Cure di Disintegration. Se quello vi piacque, questo vi piacerà e viceversa. A me non è dispiaciuto, in ogni caso (Frankly, Mr. Shankly, la title-track o I Know It's Over non sono male, ad esempio). Tutti abbiamo ascoltato almeno una volta The Boy With the Thorn in His Side.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: The Smiths
Anno di pubblicazione: 1986
Nazionalità: UK
Per questo disco ho letto catalogazioni di ogni tipo. Per quel che mi riguarda,dico semplicemente che ha un'atmosfera malinconica di quelle perfette per ragazzi sui diciassette/vent'anni, un cantato molto intonato e gradevole ma che in fin dei conti non mi ha entusiasmato e una sezione strumentale abbastanza carina. Insomma, siamo più o meno ai livelli dei Cure di Disintegration. Se quello vi piacque, questo vi piacerà e viceversa. A me non è dispiaciuto, in ogni caso (Frankly, Mr. Shankly, la title-track o I Know It's Over non sono male, ad esempio). Tutti abbiamo ascoltato almeno una volta The Boy With the Thorn in His Side.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
domenica 30 settembre 2012
Fennesz - Endless Summer
Titolo: Endless Summer
Artista: Fennesz
Anno di pubblicazione: 2001
Nazionalità: Austria
Ricordate Black Sea? Ecco, toglietegli la capacità di adattarsi all'ambiente o di creare una vera e propria atmosfera e la classe con cui i glitch erano amalgamati alla musica. Insomma, si ottiene un disco di musica elettronica (con chitarra aggiunta) ambient (di quella tendenzialmente monotona, vedi in Happy Audio che però è uno dei pezzi più carini) in cui si sentono dei palesi errori di programmazione. Ora, se questo elemento può diventare un valore aggiunto (vedi appunto in Black Sea), qua la cosa non fa altro che appesantire l'ascolto (vedi un brano come Made in Hong Kong dall'andamento "a singhiozzo"). Nel male di cui parlo, però, almeno la title-track è piuttosto buona, grazie anche ad un bel lavoro di chitarra. Questo non spiega perché Endless Summer sia tra le pietre miliari di Ondarock. Non che essere pietre miliari di Ondarock voglia dire automaticamente essere un grande disco...
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Fennesz
Anno di pubblicazione: 2001
Nazionalità: Austria
Ricordate Black Sea? Ecco, toglietegli la capacità di adattarsi all'ambiente o di creare una vera e propria atmosfera e la classe con cui i glitch erano amalgamati alla musica. Insomma, si ottiene un disco di musica elettronica (con chitarra aggiunta) ambient (di quella tendenzialmente monotona, vedi in Happy Audio che però è uno dei pezzi più carini) in cui si sentono dei palesi errori di programmazione. Ora, se questo elemento può diventare un valore aggiunto (vedi appunto in Black Sea), qua la cosa non fa altro che appesantire l'ascolto (vedi un brano come Made in Hong Kong dall'andamento "a singhiozzo"). Nel male di cui parlo, però, almeno la title-track è piuttosto buona, grazie anche ad un bel lavoro di chitarra. Questo non spiega perché Endless Summer sia tra le pietre miliari di Ondarock. Non che essere pietre miliari di Ondarock voglia dire automaticamente essere un grande disco...
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
domenica 26 agosto 2012
America Addio - Cotton Kingdom
Titolo: Cotton Kingdom
Artista: America Addio
Anno di pubblicazione: 2010
Nazionalità: ?
Chiamatela indietronica, se volete. Per me si tratta ancora e comunque di synth pop di quello che ci avevano proposto i Kraftwerk (The Man Machine) o gli Ultravox (Vienna). Non pensiate però che si tratti semplicemente di uno sterile revival: in realtà la proposta, per quanto già sentita molte volte, può vantarsi di essere perfettamente aggiornata al decennio corrente grazie ad una sensibilità indie marcata ma non eccessiva e soprattutto all'influenza notevole di drum n' bass che personalmente mi ricorda i Pendulum di Immersion (come nella conclusiva Untitled). Insomma, non esattamente un disco banale e stereotipato, anzi, ha anche una certa personalità, ma nulla che gli possa far pensare di svettare sopra altri ibridi di indie rock ed elettronica venuti prima (MGMT su tutti). Buono ma non eccezionale.
Artista: America Addio
Anno di pubblicazione: 2010
Nazionalità: ?
Chiamatela indietronica, se volete. Per me si tratta ancora e comunque di synth pop di quello che ci avevano proposto i Kraftwerk (The Man Machine) o gli Ultravox (Vienna). Non pensiate però che si tratti semplicemente di uno sterile revival: in realtà la proposta, per quanto già sentita molte volte, può vantarsi di essere perfettamente aggiornata al decennio corrente grazie ad una sensibilità indie marcata ma non eccessiva e soprattutto all'influenza notevole di drum n' bass che personalmente mi ricorda i Pendulum di Immersion (come nella conclusiva Untitled). Insomma, non esattamente un disco banale e stereotipato, anzi, ha anche una certa personalità, ma nulla che gli possa far pensare di svettare sopra altri ibridi di indie rock ed elettronica venuti prima (MGMT su tutti). Buono ma non eccezionale.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
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