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venerdì 12 dicembre 2014

Marduk - Nightwing

Titolo: Nightwing
Artista: Marduk
Anno di pubblicazione: 1998
Nazionalità: Svezia

Come i più assidui frequentatori dell'universo metal saranno, il black metal è il sottogenere che può vantarsi di avere i fan più ignoranti che esistano nonché di essere presumibilmente quello più refrattario al cambiamento (hai voglia di spiegare che Arcturus e Ulver vengono da lì). Se poi parliamo dei Marduk, allora avremo la certezza che stiamo per ascoltare un album che più old school non si può.
Nightwing è il primo capitolo di una trilogia (che prosegue con Panzer Division Marduk e La Grande Danse Macabre) che dovrebbe essere dedicata alle "grandi" tematiche del black metal: sangue, guerra e morte. Ed è appunto una marea di sangue (Bloodtide) a darci il benvenuto in un disco che dal punto della produzione è talmente grezzo che si distingue a fatica lo scream di Legion, preso tra i tremolo picking di chitarra e la doppia cassa martellante. Chiaramente il tutto suonato a una velocità infernale.
Purtuttavia, nonostante le premesse non siano affatto buone, almeno una nota positiva Nightwing ce l'ha e sono i testi, almeno un minimo più immaginifici rispetto ad altra robaccia (Bloodtide è forse la meglio costruita da questo punto di vista).
Il disco è dichiaratamente un concept album sul sangue (oltre che sull'adorazione di Satana), e visto che se si parla di sangue e orrore non si può non parlare di vampiri, ecco che nella seconda parte (da Dreams of Blood and Iron), cinque brani raccontano la storia di Vlad Tepes e la sua violenza prima nella guerra coi turchi e poi coi suoi contadini.
Insomma, un disco più che discreto per il genere. Uno degli ultimi colpi di coda del "trve" black metal. Anche perché Panzer Division Marduk è una mezza ciofeca.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6.5

domenica 19 gennaio 2014

Marduk - Heaven Shall Burn... When We Are Gathered

Titolo: Heaven Shall Burn... When We Are Gathered
Artista: Marduk
Anno di pubblicazione: 1996
Nazionalità: Svezia

La quintessenza del black metal. Chitarre tanto veloci che a stento si riesce a seguire quell'accenno di melodia che viene suonata, batteria massacrante, basso pressoché inudibile e scream di quelli che fanno gelare il sangue nelle vene. Il tutto condito da testi pieni di riferimenti a messe nere, satanismo e tutto l'armamentario black condensato in poco più di una mezz'ora (e meno male, aggiungo io). In apertura a Glorification of the Black God (un titolo che è tutto un programma) si cita pure la Notte sul Monte Calvo di Musorgskij, che si potrebbe cercare di più?
Non sarà al livello di Those of the Unlight o Opus Nocturne ma rimane nettamente più valido di quella schifezza di Panzer Division Marduk.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6

martedì 23 luglio 2013

Mortem - Slow Death

Titolo: Slow Death
Artista: Mortem
Anno di pubblicazione: 1989
Nazionalità: Norvegia

Hellhammer e Sverd, rispettivamente batterista e tastierista (qui alla chitarra) degli Arcturus, prima di entrare negli Arcturus. Tredici minuti di death metal cupo e asfissiante, che si fa ricordare più per la sezione ritmica che per altro.

Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 4.5

domenica 3 febbraio 2013

Kvist - For Kunsten Maa Vi Evig Vike

Titolo: For Kunsten Maa Vi Evig Vike
Artista: Kvist
Anno di pubblicazione: 1995
Nazionalità: Norvegia

Black metal di scuola norvegese. Cosa aspettarsi se non un concentrato di chitarre sferzanti, doppia cassa martellante e linee vocali disturbanti? Nulla. Infatti il disco contiene esattamente questo, reso interessante dallo scream cupissimo del cantante Tom Hagen e da una pur minima ricerca melodica che si concretizza nell'uso abbondante delle tastiere (che comunque danno un bel contrasto ai toni abrasivi della chitarra elettrica). Glaciale come solo il black scandinavo sa essere. Meno freddo di Battles in the North degli Immortal, meno melodico di Storm of the Light's Bane dei Dissection e (molto) meno variegato e sperimantale di Bergtatt degli Ulver. Questo per dare le giuste coordinate temporali. Se poi si apprezza la scena viking questo potrà essere un buon ascolto, visto che, almeno a me, ha ricordato le atmosfere di Frost degli Enslaved. Non fosse per la brutta gente che lo ascolta, il black metal andrebbe anche solo un poco rivalutato. O almeno, ascoltato senza tutti i pregiudizi del caso. Quest'ultima constatazione esula comunque dal discorso relativo all'album specifico.

Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6.5

domenica 7 ottobre 2012

Emperor - Anthems to the Welkin at Dusk

Titolo: Anthems to the Welkin at Dusk
Artista: Emperor
Anno di pubblicazione: 1997
Nazionalità: Norvegia

Il più grande problema del black metal sono i metallari. Un po' come per i Queen. Nel primo caso lo dico per esperienza diretta, nel secondo per esperienza mediata. Gli Eperor sono un'istituzione nel campo, in ogni caso, al pari di gruppi come Marduk o Mayhem. Li ascolto oggi per la prima volta, se si esclude Opus a Satana (ma parliamo di una sola volta diversi anni fa) e qualcosa di Ihsahn solista. Anthems to the Welkin at Dusk, a quanto ho capito, è un caposaldo nello sviluppo di quella frangia di black metak più melodico (e non glaciale come quello degli Immortal, per dire). Immagino che non sia un caso che all'ascolto i primi due gruppi che mi sono venuti in mente siano stati Dissection e Bathory: dei primi c'è lo stile velocissimo (specie per quel che riguarda i riff di chitarra) e cupo, dei secondi la capacità di evocare atmosfere di notevole epicità (qui grazie ad un buon lavoro di tastiere). Tirando le fila abbiamo: chitarre taglienti ma pulite lanciate a velocità folli, batteria che non scade mai nel mero muro sonoro ma concorre, con l'aiuto di qualche cambio di tempo, nella creazione delle atmosfere, tastiere epiche (vede il finale di Alsvartr), scream sofferente di Ihsahn (mai sopra le righe, però) e testi intimisti e molto ben fatti. Non sarà ai livelli di Storm of the Light's Bane dei Dissection, ma vale più di un ascolto per chi vuole approfondire il panorama metal.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5