Titolo: Rust in Peace
Artista: Megadeth
Anno di pubblicazione: 1990
Nazionalità: California, USA
Uno dei dischi che al più i metallari considerano tra i migliori della scena thrash tutta. Di certo uno dei più easy della scena. Groove accattivanti sin dall'iniziale Holy Wars... The Punishment Due, voce di Mustaine pulita (giusto un ombra di grezzume per far notare che stiamo comunque facendo metal), assoloni di Marty Friedman (roba che se vi piace Malmsteen vi farà godere, ascoltare Five Magics per credere). La sezione ritmica, poi, è in grado di lanciarsi in cambi di tempo e altre amenità che mi fanno pensare a gruppi ben più tecnici come Sadus e Watchtower. Nota positiva: una volta tanto la produzione si preoccupa di fare sentire bene il basso (non è roba da poco, un pezzo come Dawn Patrol si regge tutto sulla linea di basso). E in due o tre brani le liriche sono pure valide (Rust in Peace... Polaris per tutte). Di sicuro coinvolgimento brani come Lucretia, la classica Hangar 18 e... diciamo tutto il disco. 40 minuti per ogni quindicenne che vuole approcciarsi per la prima volta al genere (o per un appassionato che cerca qualcosa di classico). Riuscitissimo per chiunque voglia un ascolto aggressivo ma facile. Troppo ruffiano per i miei gusti, ma non posso dire di non essermi divertito.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6.5
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giovedì 31 luglio 2014
domenica 15 dicembre 2013
Voivod - Killing Technology
Titolo: Killing Technology
Artista: Voivod
Anno di pubblicazione: 1987
Nazionalità: Quebec, Canda
Avevo letto in giro, a proposito dei Voivod, che Dimensions Hatross (il loro album successivo) non aveva mai avuto il riconoscimento meritato perché prima di lui era uscito un disco di thrash metal della miglior fatta e col successivo Nothingface avevano data una sterzata progressiva di altissima qualità (per intenderci, in Nothingface c'è una cover di Astronomy Domine, mica quelle cagate pseudo-prog che capita di ascoltare oggi).
Per quel che mi riguarda, confermo: Killing Technology è uno dei migliori dischi thrash che mi sia mai capitato di ascoltare. Nove (o sette, dipende se nella versione su vinile o su cd) tracce veloci e aggressive, con qualche assolo di chitarra che però non stona affatto (anche perché decisamente breve) e rette da una sezione ritmica irresistibile. La voce di Denis D'Amour, poi, credo sia stata una delle migliori in tutta la storia dell'heavy metal.
Se poi siete di quelli che del metal di solito non apprezzano le liriche, qua avrete una bella sorpresa: che siano contro il nucleare (Overreaction) o altre branche della tecnologia (Ravenous Medicine o la title-track), o anche solo quando si parla di una nave carcere che getta i prigionieri nello spazio con una sola ora di ossigeno, sono sempre ben scritti. Roba ai livelli di Pull the Plug dei Death.
E la copertina spacca. Quindi questo disco è fico.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Artista: Voivod
Anno di pubblicazione: 1987
Nazionalità: Quebec, Canda
Avevo letto in giro, a proposito dei Voivod, che Dimensions Hatross (il loro album successivo) non aveva mai avuto il riconoscimento meritato perché prima di lui era uscito un disco di thrash metal della miglior fatta e col successivo Nothingface avevano data una sterzata progressiva di altissima qualità (per intenderci, in Nothingface c'è una cover di Astronomy Domine, mica quelle cagate pseudo-prog che capita di ascoltare oggi).
Per quel che mi riguarda, confermo: Killing Technology è uno dei migliori dischi thrash che mi sia mai capitato di ascoltare. Nove (o sette, dipende se nella versione su vinile o su cd) tracce veloci e aggressive, con qualche assolo di chitarra che però non stona affatto (anche perché decisamente breve) e rette da una sezione ritmica irresistibile. La voce di Denis D'Amour, poi, credo sia stata una delle migliori in tutta la storia dell'heavy metal.
Se poi siete di quelli che del metal di solito non apprezzano le liriche, qua avrete una bella sorpresa: che siano contro il nucleare (Overreaction) o altre branche della tecnologia (Ravenous Medicine o la title-track), o anche solo quando si parla di una nave carcere che getta i prigionieri nello spazio con una sola ora di ossigeno, sono sempre ben scritti. Roba ai livelli di Pull the Plug dei Death.
E la copertina spacca. Quindi questo disco è fico.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
martedì 19 marzo 2013
Vader - Welcome to the Morbid Reich
Titolo: Welcome to the Morbid Reich
Artista: Vader
Anno di pubblicazione: 2011
Nazionalità: Polonia
Il metal più di tutti gli altri insiemi di generi ha questo immenso difetto, di avere per ogni gruppo innovativo (Arcturus, Ulver, Fear Factory, Strapping Young Lad, ecc.) una decina di gruppi altrettanto famosi (se non di più) che invece promuovono le stesse cose che si suonavano venti anni prima. Per estensione, un disco death/thrash pubblicato nel 2011 che suona come un disco di fine anni '80 dovrebbe essere da bocciare in toto. Solo che Welcome to the Morbid Reich è suonato maledettamente bene: 12 pezzi per un totale di 37 minuti che non risparmiano l'ascoltatore neppure per un istante, retti da una doppia cassa martellante, assoli brevi ed incisivi dei due chitarristi; quanto al growl, di solito lo detesto perché non fa capire nulla delle liriche (per quanto questo a volte sia solo positivo), ma in questo caso non solo è comprensibile ma aiuta a dare un tocco di ferocia in più a dei testi estremamente violenti e "demoniaci". Aggiungiamoci che si tratta di un concept album piuttosto ben riuscito e che la produzione è straordinariamente pulita per il genere di riferimento e avremo un disco quantomeno accettabile. Davvero, se vogliamo ascoltare thrash metal oggigiorno, almeno dedichiamoci ad uscite come questa.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Artista: Vader
Anno di pubblicazione: 2011
Nazionalità: Polonia
Il metal più di tutti gli altri insiemi di generi ha questo immenso difetto, di avere per ogni gruppo innovativo (Arcturus, Ulver, Fear Factory, Strapping Young Lad, ecc.) una decina di gruppi altrettanto famosi (se non di più) che invece promuovono le stesse cose che si suonavano venti anni prima. Per estensione, un disco death/thrash pubblicato nel 2011 che suona come un disco di fine anni '80 dovrebbe essere da bocciare in toto. Solo che Welcome to the Morbid Reich è suonato maledettamente bene: 12 pezzi per un totale di 37 minuti che non risparmiano l'ascoltatore neppure per un istante, retti da una doppia cassa martellante, assoli brevi ed incisivi dei due chitarristi; quanto al growl, di solito lo detesto perché non fa capire nulla delle liriche (per quanto questo a volte sia solo positivo), ma in questo caso non solo è comprensibile ma aiuta a dare un tocco di ferocia in più a dei testi estremamente violenti e "demoniaci". Aggiungiamoci che si tratta di un concept album piuttosto ben riuscito e che la produzione è straordinariamente pulita per il genere di riferimento e avremo un disco quantomeno accettabile. Davvero, se vogliamo ascoltare thrash metal oggigiorno, almeno dedichiamoci ad uscite come questa.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
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