Titolo: Faking Gold and Murder
Artista: Aethenor
Anno di pubblicazione: 2009
Nazionalità: internazionali
Gli Aethenor sono un supergruppo in cui milita, tra gli altri, Stephen O'Malley dei Sunn O))) (nomino solo lui perché è l'unico di cui conosca un po' il lavoro). Quindi ci si dovrebbe aspettare un album drone di quelli decisamente pesanti, visto che in ogni caso anche il resto del gruppo proviene da quel mondo.
Non è così, per fortuna: complice la presenza di due percussionisti e di una chitarra aggiunta, Faking Gold and Murder non si perde dietro stratificazioni sonore, anzi. Tra le distorsioni elettroniche e i campionamenti ambientali la batteria, pur essendo opprimente al punto giusto, aiuta agiudare il resto della strumentazione attraverso diverse atmosfere (chiaramente, trattandosi un disco di musica definita sperimentale, non si può fare a meno di far suonare le tracce come un continuum anche se sono in realtà quattro). Secondo alcuni uno dei punti forti dell'album sono le liriche da profeta dell'apocalisse di David Tibet (Current 93, altro ospite). Personalmente il suo stile non mi fa impazzire.
Ad ogni modo si tratta di un disco inquietante ma molto valido. Va però detto che nello stesso anno è uscito L'autopsie phenomenale de Dieu di Kreng e quello sì che è un disco di musica sperimentale coi controcazzi.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
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mercoledì 16 ottobre 2013
martedì 26 marzo 2013
Vampire Rodents - War Music
Titolo: War Music
Artista: Vampire Rodents
Anno di pubblicazione: 1991
Nazionalità: Canada
Vedete subito cosa c'è di strano in questa copertina, no? Beh, più o meno è lo stesso per la musica: rumori, campionamenti, montaggio giocato molto sul ritmo e pochissimo sulla melodia, testi intrisi di humor grottesco, voce che le regole base del cantato le segue solo quando ha voglia; e basta ascoltare già l'iniziale Dumme Weisse Menschen per questo. Poi ci sono pezzi irresistibilmente accattivanti che ad un ascolto attento si rivelano essere concentrati di umorismo macabro come Abortion Clinic Deli, strutturata come un'allegra marcetta pubblicitaria, salvo promuovere il consumo in massa di feti abortiti. Laddove tutto dovrebbe essere normale, c'è un elemento spiazzante e inquietante messo in bella vista come se fosse la cosa più normale del mondo. Immagino sia questo il fascino dei Vampire Rodents. Peccato avere ascoltato Lullaby Land senza fare attenzione ai testi, prima o poi rimedierò.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Artista: Vampire Rodents
Anno di pubblicazione: 1991
Nazionalità: Canada
Vedete subito cosa c'è di strano in questa copertina, no? Beh, più o meno è lo stesso per la musica: rumori, campionamenti, montaggio giocato molto sul ritmo e pochissimo sulla melodia, testi intrisi di humor grottesco, voce che le regole base del cantato le segue solo quando ha voglia; e basta ascoltare già l'iniziale Dumme Weisse Menschen per questo. Poi ci sono pezzi irresistibilmente accattivanti che ad un ascolto attento si rivelano essere concentrati di umorismo macabro come Abortion Clinic Deli, strutturata come un'allegra marcetta pubblicitaria, salvo promuovere il consumo in massa di feti abortiti. Laddove tutto dovrebbe essere normale, c'è un elemento spiazzante e inquietante messo in bella vista come se fosse la cosa più normale del mondo. Immagino sia questo il fascino dei Vampire Rodents. Peccato avere ascoltato Lullaby Land senza fare attenzione ai testi, prima o poi rimedierò.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
domenica 9 dicembre 2012
David Sylvian - Secrets of the Beehive
Titolo: Secrets of the Beehive
Artista: David Sylvian
Anno di pubblicazione: 1987
Nazionalità: UK
A volte capita di farsi delle idee su di un disco senza neppure averlo ascoltato. Nel caso in questione difficilmente mi toglierò dalla testa che Secrets of the Beehive sia stato all'epoca della sua uscita un album di culto. Non ha importanza che la cosa corrisponda o meno a verità. E' uno di quegli album estremamente raffinati, che se non piacciono ai nostri cari intelletualoni torinesi è solo perché hanno troppa voglia di essere snob: le composizioni sono molto distese, quasi sognanti (anche quando interviene un elemento come il sassofono che con la musica classica magari ha ben poco a che fare) e si sposano perfettamente con il "cantato" (che poi è al limite del recitato) dolce e molto profondo di Sylvian che compone pezzi ugualmente intimisti, di quelli che sono perfetti per momenti di estrema solitudine con una punta di malinconia. Senza depressione, però: non credo che il disco voglia essere cupo o triste, solo leggermente malinconico. Consideriamo poi che i nove brani sono arrangiati da Ryuichi Sakamoto e avremo sicuramente un disco intellettuale ma estremamente godibile, di quelli che è un peccato scaricare a priori solo per quel motivo.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Artista: David Sylvian
Anno di pubblicazione: 1987
Nazionalità: UK
A volte capita di farsi delle idee su di un disco senza neppure averlo ascoltato. Nel caso in questione difficilmente mi toglierò dalla testa che Secrets of the Beehive sia stato all'epoca della sua uscita un album di culto. Non ha importanza che la cosa corrisponda o meno a verità. E' uno di quegli album estremamente raffinati, che se non piacciono ai nostri cari intelletualoni torinesi è solo perché hanno troppa voglia di essere snob: le composizioni sono molto distese, quasi sognanti (anche quando interviene un elemento come il sassofono che con la musica classica magari ha ben poco a che fare) e si sposano perfettamente con il "cantato" (che poi è al limite del recitato) dolce e molto profondo di Sylvian che compone pezzi ugualmente intimisti, di quelli che sono perfetti per momenti di estrema solitudine con una punta di malinconia. Senza depressione, però: non credo che il disco voglia essere cupo o triste, solo leggermente malinconico. Consideriamo poi che i nove brani sono arrangiati da Ryuichi Sakamoto e avremo sicuramente un disco intellettuale ma estremamente godibile, di quelli che è un peccato scaricare a priori solo per quel motivo.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Etichette:
7,
avant-garde,
cantautorato,
elettronica
domenica 4 novembre 2012
Franco Battiato - Pollution
Titolo: Pollution
Artista: Franco Battiato
Anno di pubblicazione: 1972
Nazionalità: Italia
Per quanto non ne abbia la certezza, è mia opinione che su internet si tenda a dare maggior rilevanza alla prima parte della carriera di Battiato rispetto alla seconda. Parlare di Pollution equivale quindi a parlare di una cosa abbastanza nota. Qualora non lo sapeste, i primi tre album di Battiato (Fetus, Pollution e Sulle Corde di Aries) vengono ad oggi considerati dei capisaldi per quel che riguarda le prime sperimentazioni elettroniche "popolari" (per quanto un aggettivo del genere sia utilizzabile in riferimento a lui) in Italia. Soprattutto Fetus che è un tripudio di sintetizzatori (l'intro di Meccanica è da discoteca). Pollution è decisamente più "altolocato", forte di campionamenti d'orchestra e liriche astruse (Il Silenzio del Rumore è la migliore apertura in questo senso), ma si lascia ascoltare grazie ad una durata molto contenuta (poco più di mezz'ora) e alla maggior varietà di soluzioni rispetto al disco precednete che era l'equivalente italiano e pià sperimentale di Ambiant Otaku di Tetsu Inoue (ricordate?). Areknames, strutturata più come un canto rituale che come un brano rock mi è piaciuta molto, come pure Plancton. Ho qualche perplessità sul testo di Pollution, invece.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Artista: Franco Battiato
Anno di pubblicazione: 1972
Nazionalità: Italia
Per quanto non ne abbia la certezza, è mia opinione che su internet si tenda a dare maggior rilevanza alla prima parte della carriera di Battiato rispetto alla seconda. Parlare di Pollution equivale quindi a parlare di una cosa abbastanza nota. Qualora non lo sapeste, i primi tre album di Battiato (Fetus, Pollution e Sulle Corde di Aries) vengono ad oggi considerati dei capisaldi per quel che riguarda le prime sperimentazioni elettroniche "popolari" (per quanto un aggettivo del genere sia utilizzabile in riferimento a lui) in Italia. Soprattutto Fetus che è un tripudio di sintetizzatori (l'intro di Meccanica è da discoteca). Pollution è decisamente più "altolocato", forte di campionamenti d'orchestra e liriche astruse (Il Silenzio del Rumore è la migliore apertura in questo senso), ma si lascia ascoltare grazie ad una durata molto contenuta (poco più di mezz'ora) e alla maggior varietà di soluzioni rispetto al disco precednete che era l'equivalente italiano e pià sperimentale di Ambiant Otaku di Tetsu Inoue (ricordate?). Areknames, strutturata più come un canto rituale che come un brano rock mi è piaciuta molto, come pure Plancton. Ho qualche perplessità sul testo di Pollution, invece.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
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