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lunedì 10 giugno 2013

Conventum - À l'Affût d'un Complot

Titolo: À l'Affût d'un Complot
Artista: Conventum
Anno di pubblicazione: 1977
Nazionalità: Canada

Musica francofona popolar-fighetta.
Siate snob, permettetevi un po' di bossa nova, qualche eco jazz e tanto folklore!
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7

sabato 23 marzo 2013

Kanar - Steppes III

Titolo: Steppes III
Artista: Kanar
Anno di pubblicazione: 2007
Nazionalità: Francia / Canada

Violini, fondamentalmente. E pianoforti. Ed elettronica quanto basta. Molto carino e rilassante. Se si ha voglia di un'oretta di musica non troppo impegnativa ma estremamente di classe, questo disco è perfetto.

Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7

martedì 19 marzo 2013

Jon Hassell - Vernal Equinox

Titolo: Vernal Equinox
Artista: Jon Hassell
Anno di pubblicazione: 1977
Nazionalità: Tennessee, USA

Non sono un appassionato di World Music, questo è certo, però nel caso specifico sono soddisfatto. Praticamente il disco si regge solo su marimba e tromba con la prima che dà un tocco splendidamente esotico e la seconda che viene suonata in maniera molto particolare (il suono è estremamente riverberato e profondo) e che imita in maniera abbastanza palese i raga indiani. Insomma, un disco da ascoltare anche senza che ci sia bisogno di dire molto.

Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 8

domenica 10 marzo 2013

Marc Johnson - The Sound of Summer Running

Titolo: The Sound of Summer Running
Artista: Marc Johnson
Anno di pubblicazione: 1997
Nazionalità: Nebraska, USA

Ci si potrebbe chiedere, dopo un po' che si leggono questi post: ma il jazz costui lo conosce? Un po' sì, ma ho sempre trovato difficile parlarne. Quindi cominciamo con qualcosa di semplice. Marc Johnson al basso, Joey Baron alla batteria e Bill Frisell e Pat Metheny alla chitarra. Fondamentalmente mi è sembrato un disco fusion di quelli con le chitarre pulitissime e dal suono più che limpido (spesso suonate con gli armonici) e del tutto atmosferici. L'effetto è troppo americano per i miei gusti. Se non avete capito niente, vi do almeno un punto di riferimento nel mondo del rock: i Meat Puppets di Up on the Sun, specialmente quelli dei pezzi strumentali (Seal Whale). Però jazz. L'effetto non è male.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: non pervenuta

sabato 9 febbraio 2013

Fuck - Pardon my French

Titolo: Pardon my French
Artista: Fuck
Anno di pubblicazione: 1997
Nazionalità: California, USA

Personalmente, viste le atmosfere da vaccari inserite in una musica fondamentalmente alternative, mi è venuto quasi immediato pensare ai Meat Puppets (specie a Up on the Sun). A differenziarli c'è una varietà dei pezzi davvero notevole, visto che si va dalla ballata Fuck Motel, che è la perfetta colonna sonora per un video sui cowboys di oggi alla fanfara Thoroughfare che coll'atmosfera del disco c'entra davvero ben poco. Eppure c'è e c'è pure una tromba. Accettiamolo e diamo una possibilità al disco.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6.5

domenica 9 dicembre 2012

Loose Fur - Loose Fur

Titolo: Loose Fur
Artista: Loose Fur
Anno di pubblicazione: 2003
Nazionalità: Illinois, USA

Due membri dei Wilco assieme a Jim O'Rourke. Non ho mai ascoltato nessuno dei due riferimenti (i Wilco li conosco di fama), si tratta di un puro corollario al commento. Visto l'anno di pubblicazione, nonostante la provenienza dei componenti possiamo avere qualche problema a considerarli tali, ma non credo sia errato definirli un supergruppo indie rock. Sarà per la copertina sciccosa ma con quel tocco di bassa fedeltà ed estemporaneità che ci dovrebbe fare capire che in realtà i Loose Fur si prendono poco sul serio e hanno un gran cervello, sarà perché da sempre sento associare i Wilco all'indie rock più intellettuale, sarà per un altro motivo. Venendo al disco in quanto musica, direi che è perfettamente riassunto dalla copertina: sei brani di durata variabile tra i nove minuti di So Long (sono ironici pure nel titolo, dai) ai tre e mezzo di You Were Wrong, che danno l'impressione di essere suonati tanto per suonare insieme ma che sotto sotto mi suonano un po' presuntuosi, come se dicessero "guarda, noi suoniamo così quando non sappiamo che fare, immagina se facessimo sul serio". E questo mi dà fastidio. A onor del vero, c'è da dire che la competenza dei tre è assolutamente ineccepibile e quando non si dilungano eccessivamente (soprattuto nella coda di Laminated Cat) sono pure molto bravi, il problema sta nell'atteggiamento. Da menzionare quantomeno la coda strumentale di So Long (e qua purtroppo devo concordare col solito Scaruffi) e la ballata un po' folk un po' prog (molto Meat Puppets di sicuro) Elegant Transaction. Il resto non è male ma non è nulla di miracoloso, farà comunque la gioia di qualche intellettuale indie. Riccardo Salvini, questa è per te!
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6.5

domenica 4 novembre 2012

Franco Battiato - Pollution

Titolo: Pollution
Artista: Franco Battiato
Anno di pubblicazione: 1972
Nazionalità: Italia

Per quanto non ne abbia la certezza, è mia opinione che su internet si tenda a dare maggior rilevanza alla prima parte della carriera di Battiato rispetto alla seconda. Parlare di Pollution equivale quindi a parlare di una cosa abbastanza nota. Qualora non lo sapeste, i primi tre album di Battiato (Fetus, Pollution e Sulle Corde di Aries) vengono ad oggi considerati dei capisaldi per quel che riguarda le prime sperimentazioni elettroniche "popolari" (per quanto un aggettivo del genere sia utilizzabile in riferimento a lui) in Italia. Soprattutto Fetus che è un tripudio di sintetizzatori (l'intro di Meccanica è da discoteca). Pollution è decisamente più "altolocato", forte di campionamenti d'orchestra e liriche astruse (Il Silenzio del Rumore è la migliore apertura in questo senso), ma si lascia ascoltare grazie ad una durata molto contenuta (poco più di mezz'ora) e alla maggior varietà di soluzioni rispetto al disco precednete che era l'equivalente italiano e pià sperimentale di Ambiant Otaku di Tetsu Inoue (ricordate?). Areknames, strutturata più come un canto rituale che come un brano rock mi è piaciuta molto, come pure Plancton. Ho qualche perplessità sul testo di Pollution, invece.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7

sabato 3 novembre 2012

Klaus Nomi - Klaus Nomi

Titolo: Klaus Nomi
Artista: Klaus Nomi
Anno di pubblicazione: 1982
Nazionalità: Germania

Prendete i Queen più da cabaret. Al posto di chitarra, basso e batteria mettete un sintetizzatore e una drum machine. Rendete la voce di Freddie Mercury più operistica che da vaudeville. A quel punto infilateci anche un po' di Wagner che non fa mai male. Ecco Klaus Nomi. A me non piace, magari a qualcuno che apprezza di più la new wave potrà interessare. Se piacesse, potrebbe interessare anche On the Way to the Peak of Normal di Holger Czukay (stesso anno).

Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6

lunedì 24 settembre 2012

Experimental Audio Research - Beyond the Pale

Titolo: Beyond the Pale
Artista: Experimental Audio Research
Anno di pubblicazione: 1996
Nazionalità: UK

Experimental Audio Research è un gruppo aperto che fa capo a Peter Kember (membro fondatore degli Spacemen 3). Beyond the Pale fu il loro secondo album. 49 minuti di elettronica ambientale di quella che cerca di evocare uno situazione più che uno stato d'animo, con tanto di andamento "drammatico" dei brani (se lo intendiamo con presenza di momenti di tensione di rilassamento). Più che all'ambient più "tradizionale" (e qui intendo Brian Eno, Tetsu Inoue e simili), mi è venuto in mente Christian Fennesz (non per nulla l'austriaco avrebbe pubblicato il suo debutto l'anno dopo). Non è un ascolto immediatamente digeribile proprio per questo suo aspetto marcatamente sperimentale (certe sonorità ci avrebbero messo un po' per essere del tutto metabolizzate), ma se si apprezza un certto tipo di elettronica si tratta di un ascolto validissimo.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5