Titolo: Soul of a New Machine
Artista: Fear Factory
Anno di pubblicazione: 1992
Nazionalità: California, USA
Riff veloci, taglienti eppure dal groove irresistibile (roba che neppure i Pantera di Cowboys from Hell) uniti ad una batteria massacrante, un growl la cui comprensibilità è sempre sul filo del rasoio e che viene sempre affiancato ad una voce pulita filtrata elettronicamente (ascoltare Big God/Raped Souls e poi confrontare con Evolutionary Sleeper dei Cynic). Pure, se prendiamo un pezzo come Suffer Age, potremmo benissimo stare ascoltando un estratto da Scream Bloody Gore (album di debutto dei Death, per i neofiti), con tanto di schitarrata iniziale che fa tanto anni '80. Aggiungiamo liriche impegnate socialmente e momenti in cui il cantato raggiunge velocità folli (una spruzzata di Napalm Death, insomma). Se riuscite a concepire tutto questo insieme avrete un'dea del motivo per cui i Fear Factory siano un'istituzione del metal estremo (industrial soprattutto). Non credo sia un caso se tra i riff di Self Immolation ce ne sia uno che è praticamente identico a quello di Snap Your Fingers, Snap Your Neck dei Prong (altro gruppo fondamentale per nascita e sviluppo di sonorità di questo tipo). Cleansing però uscirà solo nel 1994.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 8.5
Visualizzazione post con etichetta industrial metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta industrial metal. Mostra tutti i post
domenica 14 aprile 2013
sabato 29 dicembre 2012
Skrew - Burning in Water, Drowning in Flame
Titolo: Burning in Water, Drowning in Flame
Artista: Skrew
Anno di pubblicazione: 1992
Nazionalità: Texas, USA
Industrial metal di quello pesante. I due gruppi che mi verrebbe immediatamente da citare sono Godflesh e Ministry. L'unico problema è che mentre Streetcleaner e The Land of Rape and Honey sono due dei migliori album industrial di sempre, questo non è minimamente al loro livello. Per quanto Burning in Water, Drowning in Flame sia un disco carico di cattiveria, violenza e simili amenità (vedi Charlemagne) non riesce a scrollarsi di dosso una sensazione di falso da fare accapponare la pelle. Sarà colpa della miscela di industrial, metal e hip hop di Poisonous o dei ritmi da discoteca di Prey Flesh. Intendiamoci, cose del genere non è che non mi piacciano a priori, il problema è che in questo disco sembrano messe lì a caso per non si capisce bene quale motivo. Ciononostante, se si vogliono ascoltare dei bei brani c'è l'ottima title-track con la sua drum-machine tanto cadenzata, metallica e asettica da farmi venire in mente subito i Cop Shoot Cop (e Ask Questions Later è uno dei miei dischi preferiti) e la dinamica Indestructible che oltre ad essere una delle tracce migliori è anche una delle più ballabili. In realtà gli elementi buoni ci sono (la voce non è tra quelli, purtroppo, ma se Jourgensen riesce a cantare nei Ministry questa non è una scusante) il problema è che non sono sfruttati granché bene, a mio parere. Ah, e per chi lo desiderasse c'è pure una cover di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Anche quella non è male.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
Artista: Skrew
Anno di pubblicazione: 1992
Nazionalità: Texas, USA
Industrial metal di quello pesante. I due gruppi che mi verrebbe immediatamente da citare sono Godflesh e Ministry. L'unico problema è che mentre Streetcleaner e The Land of Rape and Honey sono due dei migliori album industrial di sempre, questo non è minimamente al loro livello. Per quanto Burning in Water, Drowning in Flame sia un disco carico di cattiveria, violenza e simili amenità (vedi Charlemagne) non riesce a scrollarsi di dosso una sensazione di falso da fare accapponare la pelle. Sarà colpa della miscela di industrial, metal e hip hop di Poisonous o dei ritmi da discoteca di Prey Flesh. Intendiamoci, cose del genere non è che non mi piacciano a priori, il problema è che in questo disco sembrano messe lì a caso per non si capisce bene quale motivo. Ciononostante, se si vogliono ascoltare dei bei brani c'è l'ottima title-track con la sua drum-machine tanto cadenzata, metallica e asettica da farmi venire in mente subito i Cop Shoot Cop (e Ask Questions Later è uno dei miei dischi preferiti) e la dinamica Indestructible che oltre ad essere una delle tracce migliori è anche una delle più ballabili. In realtà gli elementi buoni ci sono (la voce non è tra quelli, purtroppo, ma se Jourgensen riesce a cantare nei Ministry questa non è una scusante) il problema è che non sono sfruttati granché bene, a mio parere. Ah, e per chi lo desiderasse c'è pure una cover di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones. Anche quella non è male.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 6
giovedì 27 dicembre 2012
Disillusion - Gloria
Titolo: Gloria
Artista: Disillusion
Anno di pubblicazione: 2006
Nazionalità: Germania
Back to Times of Splendor lo considero uno dei più begli album di ambito metal dello scorso decennio (basterebbe la sola titlle-track per classificarlo come tale) e tanto tempo fa avevo provato un paio di tracce di questo lo secondo (e per ora ultimo) album. Niente più death metal cupo (e un po' melodico) dalle reminescenze classicheggianti e dall'andamento progressivo. Al suo posto una esplosiva quanto bizzarra miscela di metal estremo ed industrial ipercadenzato ed iperballabile. Insomma, prendete i Combichrist, aggiungeteci una batteria death metal, delle sfuriate di chitarra cattive (direi efferate ma questo termine nel periodo non avrebbe il benché minimo senso) e distorte al limite del noise e qualche amenità industrial metal in stile Godflesh ed avrete una pur vaga idea di come possa essere Gloria. Poi ascoltatevi The Black Sea (o Don't Go Any Further o la title-track) e lo capirete ancora meglio. Personalmente è uno di quei dischi che sarei felicissimo di sentire in discoteca.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Artista: Disillusion
Anno di pubblicazione: 2006
Nazionalità: Germania
Back to Times of Splendor lo considero uno dei più begli album di ambito metal dello scorso decennio (basterebbe la sola titlle-track per classificarlo come tale) e tanto tempo fa avevo provato un paio di tracce di questo lo secondo (e per ora ultimo) album. Niente più death metal cupo (e un po' melodico) dalle reminescenze classicheggianti e dall'andamento progressivo. Al suo posto una esplosiva quanto bizzarra miscela di metal estremo ed industrial ipercadenzato ed iperballabile. Insomma, prendete i Combichrist, aggiungeteci una batteria death metal, delle sfuriate di chitarra cattive (direi efferate ma questo termine nel periodo non avrebbe il benché minimo senso) e distorte al limite del noise e qualche amenità industrial metal in stile Godflesh ed avrete una pur vaga idea di come possa essere Gloria. Poi ascoltatevi The Black Sea (o Don't Go Any Further o la title-track) e lo capirete ancora meglio. Personalmente è uno di quei dischi che sarei felicissimo di sentire in discoteca.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Iscriviti a:
Post (Atom)