Titolo: Folkjokeopus
Artista: Roy Harper
Anno di pubblicazione: 1969
Nazionalità: UK
A vedere la copertina mi aspettavo un disco à la Screamin' Jay Hawkins. Invece il riferimento più prossimo tra quelli che mi vengono in mente è Bill Fay. Mancando il misticismo oscuro di Time of the Last Persecution e le sue bizzarrie strumentali, il risultato che Folkjokeopus è un disco di folk rock spensierato (Exercising Some Control) che non disdegna di legarsi per un po' con atmosfere da bar (Manana) e che nasconde nel profondo un'anima cupa: la bellissima cavalcata di diciotto minuti McGoogan's Blues è il cuore del disco e da sola vale l'intero ascolto.
Valutazione personale epr chi non ha voglia di leggere: 7.5
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domenica 4 novembre 2012
martedì 16 ottobre 2012
Six Organs of Admittance - Nightly Trembling
Titolo: Nightly Trembling
Artista: Six Organs of Admittance
Anno di pubblicazione: 2003
Nazionalità: California, USA
Avevo citato il termine "trascendentale" in maniera scherzosa in riferiemnto a Four Tet. Per Six Organs of Admittance (pseudonimo di Ben Chasny), invece, la cosa è ben più sensata: trentasei minuti di quel folk primordiale e primitivo di scuola americana (avete presente John Fahey) diretto quasi esclusivamente dalla chitarra acustica. Atmosfere mistiche e cupe, come nella lunga (18 minuti) Redefinition Of Being (Featuring Creation Aspects Fire, Air, Water). Personalmente ho sempre trovato questo genere di musica molto affascinante, per quanto possa essere pesante se ascoltata troppo a lungo. Mettiamola così: se avete la forza di ascoltare per diciotto minuti una chitarra acustica assieme a qualcosa che somiglia ad un sitar, a tante percussioni e ad un coro che sembra preso da un rito sciamanico, allora potete ascoltare tutto l'album ( o qualunque altro album di Chasny). Se vi ritrovate costretti ad interrompere l'ascolto, lasciate perdere e riprovateci in un secondo momento. O non riprovateci mai, come vi pare. Per quel che mi riguarda è il terzo disco a nome Six Organs of Admittance che provo (dopo il debutto omonimo e Asleep on the Floodplain) ed è il primo ad avermi convinto appieno
Artista: Six Organs of Admittance
Anno di pubblicazione: 2003
Nazionalità: California, USA
Avevo citato il termine "trascendentale" in maniera scherzosa in riferiemnto a Four Tet. Per Six Organs of Admittance (pseudonimo di Ben Chasny), invece, la cosa è ben più sensata: trentasei minuti di quel folk primordiale e primitivo di scuola americana (avete presente John Fahey) diretto quasi esclusivamente dalla chitarra acustica. Atmosfere mistiche e cupe, come nella lunga (18 minuti) Redefinition Of Being (Featuring Creation Aspects Fire, Air, Water). Personalmente ho sempre trovato questo genere di musica molto affascinante, per quanto possa essere pesante se ascoltata troppo a lungo. Mettiamola così: se avete la forza di ascoltare per diciotto minuti una chitarra acustica assieme a qualcosa che somiglia ad un sitar, a tante percussioni e ad un coro che sembra preso da un rito sciamanico, allora potete ascoltare tutto l'album ( o qualunque altro album di Chasny). Se vi ritrovate costretti ad interrompere l'ascolto, lasciate perdere e riprovateci in un secondo momento. O non riprovateci mai, come vi pare. Per quel che mi riguarda è il terzo disco a nome Six Organs of Admittance che provo (dopo il debutto omonimo e Asleep on the Floodplain) ed è il primo ad avermi convinto appieno
| Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5 |
martedì 9 ottobre 2012
Four Tet - Rounds
Titolo: Rounds
Artista: Four Tet
Anno di pubblicazione: 2003
Nazionalità: UK
Chi mi conosce sa quanto tendenzialmente sia pronto a parlar male del fenomeno indie (questo anche perché vivo in una città in cui questo fenomeno si manifesta in maniera disgustosa). Ciononostante sono stato due sere fa ad una serata con DJ set di Dente e ora propongo l'ascolto di Rounds di Four Tet. D'accordo, mi dirà qualcuno, Four Tet non è esattamente un artista indie. Questo è vero, ma onestamente che ci sia una certa sensibilità indie dietro un disco del genere trovo che sia difficile da negare. Ad ogni modo, in questo caso non è un problema: Rounds è un disco di ottima musica elettronica perlopiù molto rilassante ed evocativa composto con grande raffinatezza, forte anche di un bel gioco di montaggio dei vari campionamenti, posti in genere in maniera tale da spezzare la monotonia dei brani e a renderl decisamente più dinamici, come nel caso di As Serious as Your Life. Un disco di quelli che possono piacere sia agli snob sia a chi ha un animo più semplice. "Trascendentale" lo definirebbe qualcuno, ironizzandoci su.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Artista: Four Tet
Anno di pubblicazione: 2003
Nazionalità: UK
Chi mi conosce sa quanto tendenzialmente sia pronto a parlar male del fenomeno indie (questo anche perché vivo in una città in cui questo fenomeno si manifesta in maniera disgustosa). Ciononostante sono stato due sere fa ad una serata con DJ set di Dente e ora propongo l'ascolto di Rounds di Four Tet. D'accordo, mi dirà qualcuno, Four Tet non è esattamente un artista indie. Questo è vero, ma onestamente che ci sia una certa sensibilità indie dietro un disco del genere trovo che sia difficile da negare. Ad ogni modo, in questo caso non è un problema: Rounds è un disco di ottima musica elettronica perlopiù molto rilassante ed evocativa composto con grande raffinatezza, forte anche di un bel gioco di montaggio dei vari campionamenti, posti in genere in maniera tale da spezzare la monotonia dei brani e a renderl decisamente più dinamici, come nel caso di As Serious as Your Life. Un disco di quelli che possono piacere sia agli snob sia a chi ha un animo più semplice. "Trascendentale" lo definirebbe qualcuno, ironizzandoci su.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
domenica 23 settembre 2012
Ani DiFranco - Out of Range
Titolo: Out of Range
Artista: Ani DiFranco
Anno di pubblicazione: 1994
Nazionalità: New York, USA
Cantautorato americano al femminile. C'è PJ Harvey, c'è Lydia Lunch, c'è Lisa Germano, c'è Leslie Feist e ce ne sono mille altre. Tutte si accomunao per il realismno dei loro testi e per le tematiche trattate. Queste tematiche sono spesso al limite del femminismo. Non che la cosa sia necessariamente un male, ma va presa in considerazione. Out of Range si fa notare per un impianto acustico tendenzialmente folk, non si fa mancare qualche suggestione da big band (How Have You Been che mi ricorda Laura Nyro), ci sono le ballate strappalacrime (Overlap, Letter to John e You Had Time) e i pezzi più irruenti (Face Up and Sing e soprattutto le due versioni della title-track), insomma c'è tutto quello che un disco cantautoriale dovrebbe avere. Privo della pesantezza di una Lisa Germano o di una PJ Harvey ma la cosa è positiva.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Artista: Ani DiFranco
Anno di pubblicazione: 1994
Nazionalità: New York, USA
Cantautorato americano al femminile. C'è PJ Harvey, c'è Lydia Lunch, c'è Lisa Germano, c'è Leslie Feist e ce ne sono mille altre. Tutte si accomunao per il realismno dei loro testi e per le tematiche trattate. Queste tematiche sono spesso al limite del femminismo. Non che la cosa sia necessariamente un male, ma va presa in considerazione. Out of Range si fa notare per un impianto acustico tendenzialmente folk, non si fa mancare qualche suggestione da big band (How Have You Been che mi ricorda Laura Nyro), ci sono le ballate strappalacrime (Overlap, Letter to John e You Had Time) e i pezzi più irruenti (Face Up and Sing e soprattutto le due versioni della title-track), insomma c'è tutto quello che un disco cantautoriale dovrebbe avere. Privo della pesantezza di una Lisa Germano o di una PJ Harvey ma la cosa è positiva.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
domenica 29 luglio 2012
Bert Jansch - Bert Jansch
Titolo: Bert Jansch
Artista: Bert Jansch
Anno di pubblicazione: 1965
Nazionalità: UK
Scozia, per la precisione, con buona pace di una certa citazione di Trainspotting. Visto che un attimo prima si sono citati i Pentangle a proposito dei Fairport Convention, rimaniamo in tema e segnaliamo il primo disco solista di Bert Jansch, chitarrista, appunto, dei Pentangle. Quindici brani di breve durata (si va dai quattro minuti al minuto scarso) equamente distribuiti tra strumentali per chitarra acustica e pezzi cantautoriali. Di solito si cita Needle of Death che è effettivamente uno dei brani migliori, ma devo dire di avere apprezzato parecchio Running from Home o Rambling's Gonna Be the Death of Me. Quanto alle strumentali, va detto che Jansch è uno di quei chitarristi capaci di oscurare buona parte dei chitarristi più blasonati; Alice's Wonderland, Smokey River e Angie sono tre ottimi esempi di quanto sto dicendo. Per essere un disco di folk cantautoriale per sola voce e chitarra acustica, devo dire che è davvero molto bello.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Artista: Bert Jansch
Anno di pubblicazione: 1965
Nazionalità: UK
Scozia, per la precisione, con buona pace di una certa citazione di Trainspotting. Visto che un attimo prima si sono citati i Pentangle a proposito dei Fairport Convention, rimaniamo in tema e segnaliamo il primo disco solista di Bert Jansch, chitarrista, appunto, dei Pentangle. Quindici brani di breve durata (si va dai quattro minuti al minuto scarso) equamente distribuiti tra strumentali per chitarra acustica e pezzi cantautoriali. Di solito si cita Needle of Death che è effettivamente uno dei brani migliori, ma devo dire di avere apprezzato parecchio Running from Home o Rambling's Gonna Be the Death of Me. Quanto alle strumentali, va detto che Jansch è uno di quei chitarristi capaci di oscurare buona parte dei chitarristi più blasonati; Alice's Wonderland, Smokey River e Angie sono tre ottimi esempi di quanto sto dicendo. Per essere un disco di folk cantautoriale per sola voce e chitarra acustica, devo dire che è davvero molto bello.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7.5
Fairport Convention - Liege & Lief
Titolo: Liege & Lief
Artista: Fairport Convention
Anno di pubblicazione: 1969
Nazionalità: UK
Visto, che la carta del collegamento è quella che mi piace di più quando si parla di musica, mi sembra doveroso notare che il 1969 è anche l'anno di pubblicazion dei Basket of Light dei Pentangle. Non è certo un dato messo lì a caso: tanto i Pentangle quanto i Fairport Convention appartengono al filone del revival folk inglese di fine anni '60. Chiaramente le differenze ci sono e sono notevoli (lo stile di Basket of Light è influenzato dal jazz, per esempio), ma questa prima verità è incontrovertibile, senza dimenticare che entrambi i gruppi hanno una cantante. Liege & lief è uno di quei dischi di cui spesso si sente parlare in termini parecchio lusinghieri, ma onestamente non vedo il motivo di tutto ciò: senza dubbio è un disco con un certo fascino sia per quel che riguarda i testi (che però per buona parte sono tradizionali) sia per quel che riguarda la musica (e in quel caso basterebbe ascoltare Medley), ma a parte quealche pezzo (la già citata Medley e Matty Groves sono state le uniche due a colpirmi davvero) il disco mi suona decisamente monotono e abbastanza poco originale. Certo, la cosa può anche dipendere dal fatto che la mia conoscenza dei Pentangle risale a diversi anni fa, ma di certo non sta tutto lì. Insomma, una mezza delusione, ma se si apprezza il folk rock dalle tinte medievali, questo è un ascolto consigliato.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
Artista: Fairport Convention
Anno di pubblicazione: 1969
Nazionalità: UK
Visto, che la carta del collegamento è quella che mi piace di più quando si parla di musica, mi sembra doveroso notare che il 1969 è anche l'anno di pubblicazion dei Basket of Light dei Pentangle. Non è certo un dato messo lì a caso: tanto i Pentangle quanto i Fairport Convention appartengono al filone del revival folk inglese di fine anni '60. Chiaramente le differenze ci sono e sono notevoli (lo stile di Basket of Light è influenzato dal jazz, per esempio), ma questa prima verità è incontrovertibile, senza dimenticare che entrambi i gruppi hanno una cantante. Liege & lief è uno di quei dischi di cui spesso si sente parlare in termini parecchio lusinghieri, ma onestamente non vedo il motivo di tutto ciò: senza dubbio è un disco con un certo fascino sia per quel che riguarda i testi (che però per buona parte sono tradizionali) sia per quel che riguarda la musica (e in quel caso basterebbe ascoltare Medley), ma a parte quealche pezzo (la già citata Medley e Matty Groves sono state le uniche due a colpirmi davvero) il disco mi suona decisamente monotono e abbastanza poco originale. Certo, la cosa può anche dipendere dal fatto che la mia conoscenza dei Pentangle risale a diversi anni fa, ma di certo non sta tutto lì. Insomma, una mezza delusione, ma se si apprezza il folk rock dalle tinte medievali, questo è un ascolto consigliato.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7
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