Visualizzazione post con etichetta post-rock. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta post-rock. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2013

Strings of Consciousness - Our Moon Is Full

Titolo: Our Moon Is Full
Artista: Strings of Consciousness
Anno di pubblicazione: 2007
Nazionalità: Multiculturale

Tendenzialmente col post-rock del 2000 non vado molto d'accordo: molto spesso ci si perde dietro soluzione da colonna sonora che non mi hanno mai entusiasmato (per citare un nome nostrano, i Giardini di Mirò). Ovviamente le dovute eccezioni ci sono (per citare di nuovo un nome nostrano, And Then We Met Impero dei Meganoidi) . Questo Our Moon Is Full si situa a metà strada: i momenti di distensione si alternano molto bene con quelli più inquietanti, la musica acustica con quella elettronica e il recitato con le parti puramente strumentali per creare un disco tutto sommato molto compatto e godibile. Nulla di particolarmente originale, questo è vero (pensiamo ai 65daysofstatic o agli Explosions in the Sky) però laddove quei gruppi sono molto spesso troppo "sognanti" e "ambientali", in Our Moon Is Full si nota una ricerca un po' meno banale. Insomma, che lo provi anche chi di post-rock non ha poi ascoltato molto. O chi non ne sa nulla.
Valutazione personale per chi non ha voglia di leggere: 7

sabato 3 novembre 2012

65daysofstatic - One Time for All Time

Titolo: One Time for All Time
Artista: 65daysofstatic
Anno di pubblicazione: 2006
Nazionalità: UK

I dischi di post rock inglese li ho sempre trovati parecchio evocativi ma comunque molto dilatati e rilassanti come atmosfere. Certo, il motivo di questo può benissimo essere la lunga frequentazione dei gruppi classici della scena inglese (quindi Talk Talk e Bark Psychosis); mi aspettavo in ogni caso un disco che seguisse le stesse coordinate, soprattutto perchè i 65daysofstatic sono un gruppo strumentale. Invece, One Time for All Time è uscito nel 2006, 12 anni dopo Hex dei Bark Psychosis. La ricezione della musica si è evoluta nel frattempo e hanno fatto la loro comparsa altri generi. Questo dovrebbe voler dire che pure il post rock dovrebbe aver espanso parecchio i suoi orizzonti, cosa che tuttavia non sappiamo mai dire se sia vera, vista la presenza di tantissimi gruppi che non fanno molto più che riproporre (a me vengono in mente i Giardini di Mirò, poi ciascuno la pensi come vuole) robe già sentite. Tornando al disco in questione, è esterno a questa breve critica: si tratta infatti di un ibrido assai ben riuscito di (post) rock e drum & bass. Non ci sono i classici brani iperdilatati di un disco post rock e persino i momenti di distensione sono abbastanza scarsi. Al loro posto, passaggi schizofrenici di batteria che lavora quanto le pulsazioni elettroniche di Venetian Snares così come il resto della strumentazione suona più come un sintetizzatore che altro. Se ancora ci fossero dubbi, l'ascolto dell'iniziale Drove Through Ghosts to Get Here dovrebbero dissiparli tutti. Come i Battles ma più diretti.

Valutazione personale per chi non ha vogllia di leggere: 7.5